Venivano a trovarmi ogni notte

Giugno 19, 2020



È stato molti anni fa e pensavo ingenuamente che quella persona fosse mia amica. Se penso a quanto tempo è passato e se quell’uomo possa ritenersi un molestatore risponderei sicuramente no: la vita mi ha insegnato diverse volte che la verità non è un demone che viene evocato in base a quante persone danno ragione a un individuo e la mia prima molestia è un esempio lampante.

Dieci anni fa il mondo era ancora più un pantano di quanto lo sia adesso riguardo alla dicotomia donna-molestia, mi ero convinta di aver provocato una persona che credevo di conoscere bene facendomi influenzare dai giudizi di chi era venuto a sapere: i testimoni che non ho prontamente più frequentato di lì a breve mi accusarono di mistificazione e di aver inviato segnali provocatori. Aggiungo a posteriori che quei segnali li ho inviati semplicemente esistendo, visto che un no e il divincolarmi non era sufficiente. In quanto uomo, la vittima era lui.

Non avevo mai capito quanto questo episodio avesse toccato corde che neanche pensavo di avere. In realtà ci vorranno anni per prendere conoscenza di ciò che mi ha portato ad assemblare un codice tutto mio con cui io mi sono servita per codificare le esperienze. Non ho denunciato perché non vi erano prove, ero scoraggiata perché nessuno mi credeva e anche perché la consapevolezza della gravità di quanto era accaduto e che “mi rendeva strana” sarebbe venuta molto tempo dopo.

Da quel momento in poi – tranne in un’occasione in età adulta dove ho avuto una relazione sana e tranquilla – non sono più riuscita ad avere un linguaggio sentimentale-sociale normale. C’era qualcosa, in tutte le persone, che mi intimoriva, il loro giudizio era un’Idra, gli uomini mi terrorizzavano e provare sentimenti per loro mi trascinava nello sgomento.
C’era qualcosa di rotto nella mia vita che piano piano arrancava. Il mio trauma non era l’abuso, ma l’essere diventata carnefice, il non venire ascoltata dal mondo. Non sapevo se, nel caso in cui avessi fatto qualcosa, sarebbe venuto veramente qualcuno ad aiutarmi.

Quando i superficiali chiedono perché noi vittime di molestie o di stupri non denunciamo, perché lasciamo che la nostra vita venga segnata senza dire nulla, se per caso ci sentiamo segretamente ‘carnefici’ di noi stessi perché probabilmente “avremmo dovuto fare di più o evitare” rispondo che ci sono orrori nella vita di una persona che a voi sembrano piccoli o qualcosa di pratico da portare a un ente competente, mentre per chi la vive spesso neanche hanno una forma e per sopravvivere restano a fermentare nella mente in un angolo, attivandosi nei momenti in cui ci si sente più soli.
Eppure, la gente può dire ciò che vuole, ma questi individui venivano a trovarmi ogni notte, si intromettevano nelle mie relazioni sociali e sentimentali, mi rendevano insicura di poter vivere sentimenti positivi. Da quando è successo la prima volta, non vivevo bene il mio corpo, la sessualità era qualcosa da evitare, poi da includere a ogni costo nella mia routine, poi da estinguere totalmente perché dovevo “essere brava”. Mi vergognavo di avere una libido pensavo che il fatto che mi fosse successo più di una volta non mi rendeva una donna brava. Avevo già tanti problemi da quel punto di vista e quegli eventi nutrivano il mostro. Ogni anno peggioravo e non mi sentivo meritevole d’amore. Questo probabilmente era lo scotto peggiore: potevo abituarmi alle incomprensioni col mondo esterno e alla facilità di giudizio, ma questo sentore mi distruggeva.

Quando ho pubblicato il mio diario rendendolo disponibile a tutti mesi fa, dove raccontavo l’ultima molestia prima di scivolare nel buio più totale – come se fosse stata per me l’ultima goccia – sono entrata a contatto con tante ragazze che mi hanno fatto capire quanto fossero simili le nostre esistenze: tutto era come un rito ben preciso composto da sfiducia, rabbia e mancanza di un punto fermo.

Non mi sono sentita meglio nel sentire vite simili alle mie anche in dinamiche sociali dove una molestia non dovrebbe c’entrare granché, ma ha reso possibile capire che non ero una mina impazzita. Nonostante ciò, c’erano tanti demoni assopiti che muovevano i fili della mia emotività.
Dopo la consapevolezza c’è solo il cammino. Io non sono sola nella vita e ho sempre trovato il modo di non annegare e di non essere vittima degli eventi, per alcuni versi sono stata una privilegiata e in base a ciò ho deciso di raccontare le mie vicissitudini perché quando qualcosa non ti fa più male vuol dire che se è utile per qualcuno è giusto raccontarlo.

Vorrei dire a tutte le donne e gli uomini che si sono sentiti, almeno in parte, come mi sono sentita io, che potrebbe non lasciarvi mai quel dolore sordo di essere morti vivendo, ma che questo non vuol dire che non ci sia per voi qualcosa per cui vale la pena di portare avanti l’esistenza.

Anche io sono come voi, pensavo che se mi fosse successo questo più volte allora il mio ruolo nella società sarebbe stato questo. Non ci sarebbe stato nessun sentimento positivo da parte degli uomini per me.

Per anni ho pensato che gli uomini fossero esseri crudeli e senza cuore, ogni loro movimento era per me una prova del marciume che si portavano addosso e quando avvertivo un solo pensiero che poteva avvicinarsi alla misoginia o al patriarcato andavo fuori di testa. Ancora adesso faccio fatica a pensarla diversamente, ma ora non credo più che gli uomini siano nati per essere orribili con me o che vogliano solo toccarmi quando sto indossando una gonna per uscire con le amiche, perché ho amato anche uomini giusti e i miei fratelli mi hanno sempre protetta da tutto ciò che potevano vedere, i miei amici maschi sono le persone più care che ho e mio padre si è svegliato alle tre del mattino per tutta una vita per fare in modo che io crescessi sana. Ho capito che se qualcuno fa schifo è perché è un essere umano opinabile e ciò non dipende dal genere.

L’ho capito anche perché quando ho pubblicato quel famoso diario, molti uomini mi hanno scritto in privato dicendomi che semmai saranno mai in grado di far anche solo un millesimo del male da me scritto, si ucciderebbero pur di non infangare il mondo.

Una persona non è sbagliata per il suo genere o orientamento sessuale, mi sento in colpa di averlo pensato e chiedo scusa per aver emarginato un genere solo perché non capivo da dove venisse il male.

Continuo ancora, nonostante tutto, a credere fermamente nell’amore. A tutte le persone come me voglio dire che credere di poter avere la possibilità, un giorno, di poter affidarsi a mani tenere è salvifico. È stata la mia fiducia nell’amore a tenere leggero il masso che portavo dentro che spingeva talmente forte che a volte avrei preferito farla finita piuttosto che sentirlo ancora.

Voi sarete amati. Io ho piena fiducia che un giorno tutto questo incubo non ci sarà più, che uscirò di casa e qualcuno s’innamorerà di me genuinamente, io ricambierò e tutto non sarà più affannoso e lento, non avrò più paura di venire sessualizzata, non avrò più paura della sua struttura fisica, del tradimento, del giudizio. Verrà il giorno in cui anche se siamo stati presi con la forza, ci sentiremo liberi. Perché se siamo in grado di vedere il bello lo possono fare anche i nostri simili.

D.



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