Unicorni si nasce

Novembre 20, 2018



Nasciamo tutti diversi. Chi coi capelli biondi, chi coi capelli scuri; qualcuno vivrebbe a dolci, qualcun altro mangerebbe solo pizza. Ma quando queste caratteristiche sono molto evidenti, tanto da contraddistinguerci, ecco che il rischio “discriminazione” fa capolino.

Fin da quando ero piccolo giocavo con le macchinine, sì, ma il calcio? Proprio no. Per non parlare del mio giro di amicizie solo femminili e della passione per il ballo e le pulizie (sì esatto ero la spina nel fianco della badante di mia nonna perché ero sempre in mezzo che volevo passare lo straccio).

Penso sia evidente che io non sia mai stato proprio il prototipo di “maschio”, il calciatore fighetto, tanto per intenderci: questa cosa a me non ha mai dato personalmente fastidio, fino a che dalla fine delle elementari ho iniziato a capire che forse era agli altri che questo mio essere “diverso” poteva non andare giù.

Specie dalle medie, apriti cielo… anni di prese in giro, frecciatine, battutine dalle persone più disparate: ho sempre cercato durante quegli anni di preadolescenza, nonché iniziazione nel mondo dei grandi (in puro stile spartano come sanno essere le medie) di difendermi come potevo, specie dai “maschi alfa” della situazione, cercando di sorridere dei problemi.

Però quel lieve, ma costante bullismo è come se, giorno dopo giorno, fosse entrato così nel profondo da diventare parte di me. Così tanto nel profondo che anche dopo anni, quando ormai sembrava andasse tutto bene, è spuntata a volte l’idea che in realtà le prese in giro non erano poi così sbagliate, che in realtà ero io ad essere sbagliato, perché diverso.

Questo mi ha portato a riflettere su come a volte il peso delle etichette sociali e la conseguente fragilità e debolezza rendano una persona influenzabile. Dobbiamo scuoterci l’apatia di dosso, ABBRACCIARE le nostre diversità, ciò che potenzialmente potrebbe renderci quello “fragile” e cercare di farne un punto di forza! Anche testimoniando, come in questo caso, per aiutare qualcuno che magari è nella tua stessa situazione e non lo sa, pensando di essere solo.

Per fortuna il mio non è stato un caso di bullismo tragico con violenza e sangue, l’arrivo delle superiori con amiche e amici fantasmagorici mi ha sbloccato e fatto sentire come in una seconda famiglia, aiutandomi ad accettarmi così come sono.

Però la prima adolescenza è stata comunque abbastanza pesante da segnarmi: essere diversi può essere un peso, sì, ma anziché vederlo come una zavorra da trascinare e nascondere, possiamo invece fare un passo in avanti per vederlo come una responsabilità.
​Una responsabilità che lo fa diventare un dono, per se stessi e per gli altri!

Fabiano Garelli


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