Trans di m**** sei morto

Dicembre 31, 2018



Stacco dal lavoro e sono stanco, voglio solo stendermi sul letto e non pensare a niente.
Sono le tre e tredici del mattino.

Esco dal locale e ho le gambe che mi fanno un po’ male, la mia ragazza qualche passo avanti a me ed è già arrivata alla portiera.
La raggiungo, sono vicino alla macchina e rimango pietrificato, il dolore è una spina enorme che mi si conficca nel cuore e mi lacera le carni.
Sul vetro posteriore della mia auto qualcuno ha scritto con il dito una frase, come fanno i bambini quando i vetri delle finestre si appannano.

Lei è lì, davanti a me, non capisce cosa stia succedendo.
Poi ci giriamo entrambi a guardare quella scritta, ora anche lei vede quello che sto vedendo io:

“Trans di m**** sei morto.”

Passa forse un minuto ma a me sembra un’eternità, sento che la vita mi precipita sotto i piedi, mi sento leggero, sono un corpo vuoto che fluttua nello spazio interstellare.

Reagisco, poi.
Perché alla violenza non si può rispondere con il silenzio.
Lancio le chiavi a terra, urlo, piango, divento un blocco di ghiaccio impassibile.
Sono arrabbiato, sono inc*****o nero e mi tremano le gambe.
Tremo tutto, non respiro neanche più.

Sento il calore del corpo della mia ragazza stringermi, la sento dire qualcosa ma non riesco a capire neanche una parola, la sua voce mi arriva lontana come un segnale proveniente da galassie sconosciute.

Penso di nuovo a quella scritta che ho appena letto.
Penso.
E capisco tutto.

Capisco che chi ha scritto quelle parole della vita non ci ha capito niente.
Perché io, morto, lo sono già.

Muoio ogni giorno quando mi guardo allo specchio e il riflesso che vedo non mi appartiene.
Muoio ogni volta che sto facendo l’amore con la persona che amo e invece niente, piango lacrime di bambino perché il sesso mi riduce a una formica che brucia al sole e fa emergere tutte le mie fragilità.
Muoio quando in una giornata mi sento chiamare con due nomi differenti per ore e ore.
Muoio ogni notte, quando mi ritrovo da solo nel mio letto rannicchiato come un feto in un utero, con le mani sopra le orecchie ad insonorizzare il mondo.

Io non ho paura.
Sono già morto.
Sto solo aspettando la mia primavera per venire al mondo e già so che sarò una persona quattrocento milioni di galassie migliore di voi.

Elia Bonci


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