Rose bianche e corridoi stretti

Novembre 19, 2018



Allora, inizio raccontandoti che, quando avevo 13 anni, c’era un operaio che lavorava nella fabbrica del paese.
Avrà avuto sui 30 anni, con una macchina sportiva.

Io al pomeriggio, fino all’ora di cena, ero sola nel dopolavoro gestito dai miei genitori e quest’uomo, alle ore 17:00, arrivava e mi chiedeva esplicitamente di andare con lui, chiedendomi (scusa il termine) “se volevo piantarci una rosa”.
Ovviamente ne avevo paura.

Una sera rimasi nel locale fino a tardi. Quando sono uscita, quest’uomo mi seguì.
Con il cuore in gola per la paura corsi nella strada secondaria, sentendo lui che andava avanti e indietro sulla strada principale.
Arrivata a casa ero spaventatissima ma, ovviamente, non dissi mai niente ai miei genitori (era da denunciare, ma ero piccola e spaventata).

Poi a 15 anni cominciai a lavorare in una sartoria. Il datore era terribile con le ragazze, ci provava con tutte. Ogni volta che mi si avvicinava, mi metteva la mano sulla coscia facendola scivolare sempre più su.
Se lo incontravo mentre andavo in bagno, che si trovava alla fine di un corridoio stretto, cercava di strusciarsi contro di me, ma io sgusciavo veloce.

Una sera mi sono fermata per straordinari e una mia collega mi chiese come avrei fatto a rientrare.
Lui sentì e disse: “Tranquilla, ti porto io a casa”, ricevendo come risposta: “Piuttosto vado a piedi!”
E così feci.

Infine, l’ultimo episodio di questo tipo mi è capitato in banca.
Ero già sposata con bambini e aiutavo mio marito con la contabilità.
C’era un cassiere che si prendeva la libertà di darmi del tu, dandomi appuntamenti, guardandomi con sorrisi eloquenti… Mi sentivo perseguitata e disturbata da questa persona al punto di non volere più andare in banca, finché non intervenne mio marito.

Per quanto oggi le donne vivano una situazione migliore del passato, sfido a trovare degli uomini che siano molestati come lo siamo noi donne. Sicuramente ci sono, ma il loro numero è decisamente inferiore al nostro.
Dobbiamo quindi sostenere sempre chi è vittima di queste discriminazioni (maschio o femmina che sia), specie in questo periodo dove sembra che in molte cose, più che evolverci, stiamo tornando indietro.



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