“Posso parlare con un tuo superiore?”

Gennaio 9, 2020



“La ringrazio, signorina, ma preferiremmo che se ne occupasse il professore.”
“Discuteremo sicuramente dei pagamenti in seguito.”

“Posso parlare con un tuo superiore?”

Ho lavorato per una non profit nell’ambito della formazione per circa 4 anni. Benché fossi a capo della gestione dei progetti e dei corsi, la mia voce e il mio aspetto di giovane donna hanno portato a innumerevoli episodi in cui la mia professionalità e i miei titoli di studio (identici a quelli del “professore”, che però era un uomo sulla sessantina) venivano sminuiti, il mio lavoro veniva richiesto gratuitamente e riconosciuto al mio collega, spesso e volentieri definito il mio “capo”.

Unica eccezione, i contatti con l’estero, da parte dei quali la mia posizione di Secretary era interpretata correttamente e rispettata. Ma i termini Segretario e Segretaria, in Italia, rimandano a concetti molto diversi tra loro, e non portano entrambi la S maiuscola.
Ho lasciato quel posto con un po’ di rammarico, perché mi piaceva, e una grande rabbia, perché mi ha dato delle prove concrete degli enormi preconcetti che regnano sovrani nella narrazione comune sul genere e sull’età.

Oggi mi occupo ancora di formazione come freelance, e ho fatto del sovvertimento di questo genere di stereotipi il filo rosso della mia comunicazione quotidiana. E chi vuole parlare con un mio “superiore”, che perda pure il suo tempo a cercarlo. Il mio, con queste persone, non ho intenzione di perderlo mai più.



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