Percentuale

Dicembre 2, 2018



Fabrizio De Andrè diceva:

“Storia diversa per gente normale,
Storia comune per gente speciale” 

Sono sempre stata una ragazza estroversa e un po’ bizzarra, con la voglia di cambiare il mondo. Per motivi universitari mi sono trasferita a Torino e lì ho trovato il posto.

Come le ragazze di vent’anni mi sono innamorata di un ragazzo e, dopo una relazione un po’ burrascosa con una ragazza, non è stato semplice provare un’emozione del genere con un uomo.
Lui era ben consapevole della mia sessualità e molte volte la usava come arma per attaccare le parti più intime di  me.
Quando un amore finisce possono essere molteplici le cause che portano alla rottura di un rapporto ma una di queste non può essere il tuo orientamento sessuale.

Era una giornata di maggio e il primo sole che avvolgeva i nostri volti era ancora freddo, come le parole che da lì a poco sarebbero state pronunciate da labbra che poco avevano compreso il mio essere.
Eravamo assenti l’uno per l’altro ormai da un lungo periodo e ad entrambi mancava il coraggio di dirci che il nostro tempo era finito.
Ad un certo punto, con la leggerezza più totale, lui disse: “Tu sei più lesbica che etero”.

Sono bastate quelle sei parole parole per distruggere la consapevolezza a cui ero giunta. La mia reazione di fronte a tutto quello è stato il silenzio, un tacito silenzio che rimbombò nella vallata.
Avrei voluto chiedergli con quale criterio lo dicesse, se esistesse una percentuale con cui la gente ti classifica come etero, lesbica, gay, bisessuale o se fosse semplicemente la fine di una storia come tutte le altre.

Ricordo di essermi sentita come quelle etichette che ci sono nei maglioni: 60% poliestere-lesbica e un 40% cotone-etero.

Qualche giorno giorno dopo, con gli occhi ancora gonfi dalle lacrime versate, sono andata in bagno e mi sono guardata allo specchio, ripetendo a me stessa che quelle parole non avrebbero dovuto scalfire la consapevolezza a cui ero giunta.
Avevo fatto tanto sforzo per dirlo a mia madre… Ricordo i suoi occhi lucidi e il suo abbraccio accompagno da queste parole: “…perché non me lo hai detto prima, va tutto bene, rimani sempre la mia Puni.”

Avevo affrontato gli occhi indiscreti della gente, le frasi “tu non sai scegliere” o “è una fase di passaggio”.

Avevo combattuto per quella che sono e non potevo sottrarmi a quella battaglia.

Così sono andata avanti, tornando ad essere la solita ragazza un po’ bizzarra ed estroversa che ero prima di quelle parole.

La stessa che ha ancora voglia di cambiare il mondo.

Chiara Orecchia


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