Non valida per l’espatrio

Gennaio 27, 2020



Sono entrata in contatto con la discriminazione sin da quando ero bambina, ma solo crescendo ne ho capito il reale significato.

Innanzitutto, venivo discriminata perché studiavo molto ed ero timida, quindi venivo lasciata in disparte e questo mi faceva stare male.

Poi mi sono sempre sentita discriminata perché sono una donna. Difatti, mi è successo di dover cambiare vagone dei treni perché, specie se viaggiavo di sera, c’erano degli uomini che non mi lasciavano tranquilla.

Infine, mi sento discriminata perché straniera.

La cosa buffa è che alla fine mi trovo senza una nazione, perché non posso dire che sono italiana sia da un punto di vista legale e sia perché “si vede” dalla mia pelle.

Nonostante ciò, io mi sento più italiana che dominicana. Infatti, quando vado a Santo Domingo sono vista come straniera perché non ho i loro usi e costumi. Si vede lontano un miglio che sono più italiana che dominicana.

Però mi sono sentita più discriminata dalle istituzioni. Non parlo solo della Questura, dove quando andavo da piccola mi sentivo come se stessi andando al macello.
Parlo soprattutto della scuola.

In quarta superiore dovevamo andare in gita a Barcellona. Quando hanno controllato i miei documenti, mi hanno detto che non potevo partire perché non avevo la carta d’identità valida per l’espatrio.

Io avevo portato quella che avevo perché la scuola mi aveva detto di fare così, mentre in realtà avrei dovuto portare il passaporto e il permesso di soggiorno. E i miei professori, invece di scusarsi e o comprendere la situazione, mi hanno detto “Ma come fai? Sei straniera e non sai che hai bisogno di questi documenti per viaggiare?”

Il preside è stato molto gentile e mi ha riaccompagnato fino a scuola e i miei genitori mi sono venuti a riprendere, ma intanto io non ho potuto fare la gita con i miei compagni a causa della disinformazione da parte della scuola.

Perché nel foglio della gita avevano scritto i documenti utili per gli studenti italiani e non quelli per me e per le altre persone che, come me, erano senza cittadinanza?

Per via della mia timidezza mi sono vergognata tantissimo perché sono stata considerata “quella stupida”, quando in realtà non era colpa mia.

Perciò, per contrastare, eliminare, sradicare la discriminazione dobbiamo impegnarci tutti affinché non succeda di nuovo a qualcun altro.

Come? Parlandone, diffondendo consapevolezze e non lasciando tutto nell’indifferenza, che è una brutta bestia.

Jessica Martinez


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