Lasciamoli diversi

Novembre 17, 2018



Non credo di aver mai subito discriminazioni, anche perché non credo valga quando mio papà costruiva con i miei fratelli e non con me pistole con gli elastici.
Quella è gelosia.

A me, invece, spettava un grande progetto di casa di compensato della Playmobil.
È solo questione di differenze, non è discriminazione.

La vedo la discriminazione e vedo la paura discriminare, così forte che si trasforma in un appiattimento delle differenze.

Lo noto lavorando con la disabilità: è la tendenza spesso presente negli operatori secondo cui “anche loro possono farlo”, con risultati patetici che generano compassione o al massimo un “per essere disabile è bravo”.
Lo vedo anche nelle professoresse che vogliono includere a tutti i costi il ragazzino che non parla né imita nella lezione di solfeggio e che mi dicono “mai arrendersi”.
Non è questione di resa, è rispetto di come è lui, di quel che può dare e di quanto può dare, e per me, se non solfeggia, non è inferiore.

È solo diverso, lasciamo che lo sia!

Ma la scena più eclatante di discriminazione l’ho vissuta solo un paio di anni fa in treno quando un signore, alla vista di ragazzi di colore (si potrebbe ancora usare la parola “negri” se non ci fosse discriminazione e la paura di discriminare, si potrebbe usare ancora la parola “bidelli” anziché “personale Ata” se non ci fosse la paura e il rischio di discriminare, “handicappato” potrebbe non essere sostituito da “disabile” e poi ancora da “diversamente abile”) disse che tutti e tre i posti che lo circondavano erano occupati.
Il treno era pieno e, quando i tre negri (anche se il cellulare continua a correggermelo con “neri”) si sono accorti che nessuno occupava tutto quello spazio, hanno chiesto spiegazioni.
L’uomo ha risposto iniziando ad inveire contro di loro.

È un caso isolato: me ne sono accorta quando tutto lo scomparto ha iniziato a insultare l’uomo bianco facendo intervenire il controllore, il quale gli ha chiesto il biglietto mentre lui gridava alla scorrettezza dell’azione: “Sono loro da controllare, sono loro che non pagano!”

L’ufficiale, con ottima strategia, gli ha detto che se voleva tenere occupati quei tre posti avrebbe dovuto pagare.

L’uomo ha pagato ottenendo il diritto di stare solo.
E solo è rimasto, per fortuna.

Federica Trione



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