Educazione formale

Febbraio 24, 2019



Mi racconto tornando a quando ero più piccina e frequentavo la scuola primaria e secondaria di primo grado. Abitavo in un comune di provincia che, separato dal centro di Torino per soli 7km, è sempre stato per me una periferia degna dei paesini di montagna.

Ho frequentato una scuola non distante da casa e sempre la stessa dalla prima elementare alla fine delle medie. La classe era la “nostra classe” perché ovviamente a  sezione unica.

La situazione di stallo ha per me amplificato negativamente le frequenti dinamiche scolatiche: non piacere ai compagni in prima elementare equivaleva a un passaggio da 1)pennarello sulla camicetta a 2)derisione in classe per l’aspetto fisico in prima media.

Gli anni delle medie sono stati i più pesanti perché, seppur io abbia sempre avuto una splendida famiglia guidata da sani principi etici e valori cristiani, vivevo la scuola come un ambiente a sé.

La confusione del corpo con l’adolescenza non mi ha aiutata.

Hanno avuto un impatto peggiore però gli insulti dei compagni. Chi alle elementari mi prendeva la merendina nell’intervallo, alle medie non ha mancato di far notare alla classe che io fossi tra le compagne più in carne. Ma, anche quando con tanto di anello di margherite, mi fidanzai con un compagno di classe, io ero la ragazza ritratta su un foglio con la sagoma di un maiale e la dedica personalizzata. Se non anche quella cui tirare un calcetto o palpare il seno durante le lezioni degli insegnanti meno attenti (ora da educatrice direi “meno insegnanti”).

Seppur io fossi addirittura nel gruppetto più considerato della classe (e di questo me ne vergogno ma purtroppo solo ora che son cresciuta), restavo l’ultima da considerare.

I commenti sul mio fisico accompagnavano le scadenze scolastiche più del calendario accademico stesso e hanno lasciato profondi segni sulla mia personalità e emotività. Ricordo ancora che al mio primo grande amore al liceo, quello sano e giovane (quello che ricorderò con gli occhi lucidi parlando di me ai figli che -spero- verranno), dopo pochi mesi di frequenza, stupita dal suo voler continuare a relazionarsi con me nonostante il mio aspetto, chiesi esplicitamente <<ma io davvero ho il sedere così grosso?>>

Ho fatto mia la descrizione che altri hanno fatto di me.

Ora ho 27 anni e cerco di riscrivere il mio ritratto ma riconosco la fatica che si aggiunge “in memoria dei vecchi tempi”.

Chiara


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