Cosa ho imparato dalla discriminazione

Settembre 29, 2018



Sono stata discriminata in quanto lesbica perché porto i capelli lunghi e di base ho un aspetto che viene riconosciuto come “femminile”. Mi è stato disconosciuto questo e mi è stato detto più volte che avrei dovuto cercarmi un uomo, piuttosto, che magari non ero andata ancora a letto con quello che mi sapeva “prendere”.

​Sono stata discriminata in quanto donna dalla mia famiglia per le mie attitudini e per i miei desideri: ho espresso il desiderio di non essere madre e di lavorare sodo, di costruirmi una carriera. Mi è stato detto che io rifiutavo la mia femminilità e il mio ruolo nel mondo, che andavo contro la mia natura e che sarei dovuta andare da uno psicologo per riprendere i contatti con la mia maternità.

Com’è possibile continuare a essere se stessi in un mondo che ti dice in modo imperativo cosa fare, cosa essere, chi essere, cosa desiderare? Non possiamo negare che l’ambiente e le relazioni influenzino le nostre scelte future, non possiamo negare che siamo continuamente sensibili ai cambiamenti del nostro mondo e all’opinione altrui. Anche se sembrerà crudele dirlo, ho trovato me stessa quando sono riuscita a staccarmi dal mio nucleo familiare. Non rinnego le mie origini, non sono in lotta con la mia famiglia (o quasi), non ho smesso di parlare con loro. Solo ho smesso di seguire le LORO aspettative.

​Ho iniziato a guardarmi dentro e ad accettare ciò che sono, amandomi e decidendo di difendermi da qualsiasi tipo di attacco o messa in discussione. Ho deciso di non subire la discriminazione, ma di fronteggiarla. E per fronteggiarla va prima di tutto capita. Rispondere in modo aggressivo non fa altro che alimentarla. Ho compreso che l’unico modo per neutralizzarla era capire da dove provenisse, da dove nascesse e sgorgasse la discriminazione e di comunicare con lei, di instaurare un dialogo, di tendere una mano e di iniziarci un rapporto.

​Ammetto che non sia facile e che sia comunque doloroso. Ammetto che fa male, ogni volta. È come voler cogliere una rosa dal gambo e stringere con il palmo e le dita tutte le sue spine. Ma se si riesce a resistere al dolore, avremo tra le mani una rosa bellissima. E poi, d’altronde, nessuno è mai morto per qualche piccola ferita.

​Sono consapevole che il tipo di discriminazione a cui io sono soggetta non è nulla in confronto a quella che subisce un’altra persona diversa da me. Io sono una donna cisgender bianca. E per quanto il mio orientamento sessuale possa non piacere e le aspettative su di me possano essere pressanti, niente è in confronto ad altri tipi di discriminazione, molto più violente e pericolose.

Non sono la sola, non sono l’unica. Per questo credo che bisogna sempre tendere una mano verso l’altro e fare un gesto gentile, aprirsi e accogliere.
Questo mi ha insegnato la discriminazione, nel bene e nel male.



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