“Allontanarsi dalla linea nera”

Giugno 23, 2019



Tutto è successo 5 anni fa, quando ho iniziato l’Università.

Un giorno stavo tornando a casa all’ora di pranzo, saranno state le 12:30. Ero in stazione a Bari e mi stavo avvicinando al binario dove c’era il treno.

Oblitero e inizio a correre perché sono in ritardo. Nel frattempo, noto che accanto a me ci sono altre due persone: un signore italiano e un ragazzo di colore.
Subito non faccio caso a loro e salgo sul treno. Vedo il controllore, faccio vedere il biglietto e mi siedo.

Mentre mi facevo i cavoli miei, comincio a sentire del marasma dietro di me. Non capivo, sentivo solo delle urla, quindi mi alzo per vedere che stava succedendo.

Ecco la scena: il capotreno stava prendendo a calci e schiaffi il ragazzo di colore. Tutto ciò sotto gli occhi del signore italiano, che se ne stava per i cavoli suoi come se nulla stesse accadendo.
“Non hai il biglietto! Devi scendere subito!”

A quel punto si è ribellato tutto il vagone, e alcuni sono insorti dicendo “Non gli hai neanche chiesto se ha i soldi per pagare il biglietto fatto a bordo! E che bisogno c’è di calciarlo?”, mentre altri si sono offerti di pagare la corsa al ragazzo.

In tutto questo, il signore italiano se ne stava zitto. Ad un certo punto il ragazzo, ancora scosso, dice che in realtà avrebbe avuto i soldi per pagare, e che non aveva il biglietto perché era arrivato in ritardo. Solo che non ne aveva avuto modo, dato che il controllore aveva iniziato subito ad insultarlo e a picchiarlo.

Inoltre, indicando il signore italiano, il ragazzo chiede al controllore “Perché a lui non l’hai controllato?”

Il signore, impassibile, tira fuori il tesserino dell’Arma. “Io sono in regola”.

In tutto ciò, io apro il sito Trenitalia dal mio telefono e faccio il reclamo per il comportamento del controllore.

È evidente che tutto ciò sia avvenuto perché il ragazzo è di colore. Infatti, l’altro signore era più vicino alla testa del treno e avrebbe dovuto essere controllato per primo, ma non era stato minimamente considerato dal controllore. E trovo anche assurdo il suo essere rimasto impassibile di fronte all’accaduto.

Di scene così ne ho viste tante, specie sui treni regionali.
​Ormai è una routine quotidiana.

Simone Caruso


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