Post-femminismo: davvero non abbiamo più bisogno del femminismo?

by / Luglio 9, 2020



Ogni volta che mi definisco femminista davanti a un gruppo di persone che non conosco ancora molto bene, succede sempre che una ragazza dirà: “Anche io sono femminista: mi pago le bollette.”
Senza sminuire l’importanza dell’indipendenza economica (tanto agognata e raggiunta anche dalla sottoscritta), credo, tuttavia, si possa essere femministu anche senza necessariamente pagarsi le bollette.
Il punto è che è riduttivo riassumere tutta la complessità del femminismo all’indipendenza economica delle donne. Anche perché, in questi casi, si ignora completamente la complessità dei generi, degli orientamenti sessuali, delle etnie e delle classi sociali che sono insite all’interno del movimento.
Capita anche che persone si definiscano femministi/e perché credono che le donne abbiano più risorse degli uomini (sempre in una prospettiva binaria e per niente fluida), in quanto multitasking, portatrici di cura e amore, capaci di sopportare dolori e fatiche e di sacrificarsi per il mondo intero.
Queste caratteristiche, mascherate a valori ideali alla quale ogni donna dovrebbe anelare, non sono altro che le argomentazioni che il patriarcato e il maschilismo producono da secoli.
Il punto è sempre lo stesso: tra coloro che dichiarano che ormai il femminismo è superato e che le donne hanno già raggiunto la parità dei generi e coloro che dichiarano di essere femministi/e per il loro essere controcorrente rispetto alla media, quello che si viene a creare è un mondo in cui si mette in atto il post-femminismo.
Il confine che separa il post-femminismo dal femminismo è così sottile che a volte, per chi non ha un occhio allenato, può essere di difficile individuazione.

Il post-femminismo prende piede soprattutto attraverso i media. Sono questi, infatti, a essere i maggiori diffusori di questo tipo di mentalità. Da quando hanno creato negli anni Novanta lo slogan “Girl Power!” e si sono fatti portavoce di prodotti culturali per donne apparentemente ribelli e fuori dagli schemi, i media sono riusciti a trasmettere in modo subdolo e forzatamente invasivo i valori propri del post-femminismo.
Vediamo insieme cosa è il post-femminismo messo a confronto con il femminismo della terza ondata.

 

  1. Individualismo
    Caratteristica principale del mondo (post)moderno è l’individualismo. Infatti, nel femminismo della terza ondata questo individualismo prende atto come la necessità di accettare e accogliere la diversità altrui in tutte le sue sfumature, creando contesti collettivi e politici. Per il post-femminismo, invece, si tratta solo di un porre l’Io prima di tutti, in un contesto di supremazia, di conquista e di egoismo.
  2. Inclusività VS esclusività
    Nel femminismo della terza ondata la caratteristica principale è l’inclusività. Nonostante i movimenti siano diversi, l’obiettivo è sempre quello di rendere il movimento il più variegato possibile, dando voce ad ogni singolarità. Nel post-femminismo, invece, si assume un atteggiamento di “valore esclusivo”. La persona post-femminista è esclusivamente unica e si pone come modello ed esempio da seguire.
  3. Modalità di azione
    Il femminismo della terza ondata afferma che vi sono molti modi per essere femministu e che ognuno, se valorizza e dà corpo a un contesto sociale e comunitario di rispetto e sorellanza, deve essere valorizzato. Il post-femminismo afferma, invece, che c’è un solo modo per le donne di essere libere ed emancipate.
  4. Libertà di scelta
    Il femminismo afferma che si può essere liberu di scegliere per sé a patto che si abbia consapevolezza del contesto e delle risorse che abbiamo. Si instaura in questo modo un profondo percorso di autocoscienza e autodeterminazione che porta poi all’empowerment. Il post-femminismo afferma che siamo a prescindere liberi/e di scegliere e, quindi, anche di essere femminista o anti-femminista. In questo modo esclude ogni tipo di posizionamento necessario all’autodeterminazione.
  5. Modelli
    Il femminismo non ammette modelli da seguire. Ammette, piuttosto, che ci siano persone che possano ispirare l’azione politica, sociale e individuale di ognunu di noi. Il post-femminismo, invece, pone dei modelli precisi da seguire: si può essere la madre, la donna in carriera, l’amante e così via, ma tutte queste donne devono entrare in certe categorie rigide e date, senza possibilità di fuoriuscire dagli schemi. Voler scavalcare i limiti vuol dire voler rinunciare al proprio sé femminile, che è dato e statico e non può essere diverso né cambiato.
  6. Pressione sociale
    Il femminismo ha l’obiettivo di abbattere ogni tipo di pressione sociale. Non esiste un corpo, ma più corpi che interagiscono tra di loro e creano relazioni e attrazioni uniche. Non esiste un solo destino, ma esistono più strade che si possono esplorare a seconda dei propri desideri e delle proprie inclinazioni. Il post-femminismo utilizza la pressione sociale per misurare il grado di libertà e d’indipendenza delle donne. Obbliga le donne a doversi confrontare sempre le une con le altre, a cercare difetti da migliorare, a essere brave madri, mogli, amanti, fidanzate, figlie, lavoratrici, a dimostrare di esserci sempre e di tenerci ad avere un aspetto giovane e attraente. Il successo di una donna è misurato in tutte queste cose e non le è permesso di fallire, di scivolare, di fermarsi.
  7. Emotività
    Il femminismo permette ai sentimenti e alle emozioni di essere espresse e di poterne parlare liberamente, senza (pre)giudizi. Parlare del proprio stato d’animo è l’azione tramite cui possiamo prendere consapevolezza di ciò che proviamo. Condividerlo, è ancora più importante, perché ci fa sentire in connessione con molte altre soggettività e non ci fa sentire in colpa per momenti di stanchezza e debolezza.
    Il post-femminismo colpevolizza ogni cedimento emotivo da parte della donna, che non è abbastanza solida o completa. Madre, moglie, lavoratrice, non è ammesso che ingrassi, che si lasci andare, che pianga, si disperi, che si arrabbi. Ogni trasgressione all’immagine di donna “perfetta” e “vincente” è punita con la consapevolezza di non essere abbastanza. E da qui nasce il senso di colpa per non riuscire a essere una Donna come le altre, con la “D” maiuscola.
  8. Binarismo VS Fluidità
    Il femminismo si riferisce alla parità di diritti di numerose soggettività fluide che ancora risultano essere invisibili dalla maggioranza, perché non hanno il potere di poter creare una propria rappresentazione mediatica. Invece, il post-femminismo si avvale ancora del binarismo di genere come dato: i generi sono due (maschio e femmina) e l’orientamento sessuale è uno (etero). Non tiene conto quindi delle diversità, escludendole e implicitamente ponendole fuori dalla norma.

In conclusione il post-femminismo, ponendo l’accento sul fatto che il femminismo non è più necessario siccome le donne sono libere di scegliere, produce un modello di femminilità da raggiungere: la donna deve essere bella, attraente, amorevole, di successo, tenere alla famiglia, alla terra, essere materna, pronta al sacrificio, lavoratrice impeccabile, instancabile, in forma, senza cedimenti emotivi.
A questo punto la domanda appare lecita: siamo sicuru che il femminismo non sia più necessario?

Per consultare le fonti che mi sono state utili nel mio lavoro di ricerca universitaria, potete consultare:

  • De Laurentis (1996), Sui generis. Scritti di teoria femminista. Milano, Feltrinelli.
  • Douglas, Susan, Michaels, Meredith (2005), The Mommy Myth: The idealisation of Motherhood and How It Has Udermined All Women, Free Press.
  • Gill (2007), Postfeminist media culture: elements of a sensibility, SAGE.
  • Gill, Rosalind (2007), Gender and the Media, Cambridge, UK, Polity Press.
  • Gill, Scharff (2011), New Femininities: Postfeminism, Neoliberalism and Subjectivity, Palgrave McMillan.
  • Moores (2001), Il consumo dei media, Bologna, Il Mulino.
  • Negra, Diane (2009), What a girl wants?, London, Routledge.
  • Tasker, Negra, (2007), Interrogating Post-Feminism, Durham and London, Duke University Press.
  • Tota (a cura di, 2008), Gender e media. Verso un immaginario sostenibile, Roma, Meltemi Editore.


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One response.

  1. Eli D’Ingiullo ha detto:

    Interessante. A me piace tantissimo.

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