Perché la scuola è politica

by / Aprile 23, 2020



Ci avviciniamo al 25 aprile e al 1° maggio, due ricorrenze politiche che vengono festeggiate anche dai calendari scolastici. Proprio perché “politiche”, alcune persone sostengono che non dovrebbero essere osservate dalla scuola, la quale “deve essere apolitica”.

Ma la scuola può davvero essere un’istituzione neutra?

La Costituzione dedica alla scuola moltissima attenzione, rendendola l’oggetto principale di alcuni tra gli articoli più interessanti di cui essa si compone. L’articolo 34, ad esempio, ne ribadisce l’obbligatorietà, la gratuità ed il libero accesso a tutti/e. 

In quasi tutte le legislazioni dal dopoguerra ad oggi, essa è stata oggetto di modifiche e ripensamenti, spesso concretizzati in nuove leggi che ne hanno cambiato l’assetto e le finalità.

La scuola è il luogo in cui bambini e bambine, ragazzi e ragazze, passano la maggior parte del loro tempo per almeno otto o dieci anni. Dovrebbe rappresentare una “comunità educante” che favorisce la partecipazione di tutti/e gli/le alunni/e, potenziandone le competenze e rendendoli co-costruttori/rici di un sapere in grado di trasformarli/e in cittadini e cittadine competenti ed autonomi/e.

Ma è davvero così?

Don Milani, nella celebre Lettera a una professoressa, del 1967, si era già interrogato a riguardo, mettendo in luce tutte le criticità di un sistema che, il più delle volte, si ritrovava ad agire come un  ospedale  che “respinge i malati e cura i sani”.

Nel titolo del volume scritto da Vanessa Roghi, Giusi Marchetta, Federico Batini e Simone Giusti – La scuola è politica – edito da Effequ, ho ritrovato molto dell’insegnamento di Lorenzo Milani.

Gli autori e le autrici hanno sviluppato un abbecedario laico per rinnovare il discorso pubblico sulla scuola, “parole che non facciano venir voglia di disinteressarsi ad essa, ma che al contrario smuovano il desiderio di andarle incontro e abbracciarla”.

Ogni lemma di ci interroga sul valore di questa istituzione, della sua attualità, della sua capacità di rispondere in maniera efficace alle sfide educative del nostro secolo. 

Le voci esplorano tematiche e soggetti connessi alla scuola: gli Adulti, ad esempio, che “fanno e disfano la scuola ogni giorno” e che tuttavia appaiono lontani da essa, sia per motivi cronologici, sia per motivi pratici – in Italia il tasso di analfabetismo funzionale è tra i più alti dei paesi europei. 

Le parole su cui gli autori e le autrici si concentrano hanno tutte un importante valore pedagogico: il concetto di Empowerment, ad esempio, che così di rado occupa le riflessioni degli insegnanti (“lo studente ha acquisito un maggior controllo della propria vita? Si assume le responsabilità delle sue azioni? Ha acquistato una maggiore consapevolezza di sé?”), o quello di Genere, che ricorda quanto la scuola abbia bisogno di fornire agli studenti/esse “nuovi strumenti per comprendere una realtà ben più articolata e sfaccettata di quella che credevano di conoscere i loro genitori”.

È un libro che decostruisce i preconcetti – vecchi e nuovi – su cui spesso le persone intrecciano il discorso che riguarda la scuola (a questo proposito consiglio di consultare la voce Qui pro quo).

Un esempio è il concetto di bocciatura. Se è vero che “la scuola non boccia più”, allora da dove derivano i numeri allarmanti della dispersione scolastica? Si calcola infatti che quasi 3 milioni di ragazzi/e, negli ultimi dieci anni, non abbia portato a termine il ciclo di istruzione di secondo grado. Forse, questi dati avrebbero un altro valore se letti in una prospettiva più ampia, in grado di considerare il livello di benessere degli studenti/esse (ad esempio in relazione ai fenomeni di discriminazione e bullismo, spesso subiti in classe) e non solo il valore delle loro performance.

Il quadro che ci restituisce il volume, nel suo insieme, è di impatto. Ci ricorda la complessità e le infinite sfaccettature dell’istituzione scolastica e la necessità di considerarla in quanto organismo politico. “(…) è inevitabile che lo sia, come ogni altro ambiente costruito dagli esseri umani allo scopo di educare, istruire, formare, orientare altri esseri umani. La scuola è politica, per questo ce ne prendiamo cura”.



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