Non c’è bisogno di dirlo. E invece sì.

by / Febbraio 5, 2021



(Immagine di Lars Leetaru per Variety)

In un mondo ideale nessunu si dovrebbe sentire in dovere di esplicitare la propria identità di genere o il proprio orientamento sessuale. Questo assioma possiamo considerarlo vero. Potremmo anche desiderare che sia messo in pratica in un futuro prossimo.

Purtroppo, non sempre il mondo ideale combacia con quello reale. 

È un dato di fatto che la mentalità predominante sia quella patriarcale e maschilista, che ammette due generi fissi e statici, due sessi e un solo orientamento sessuale. Questo tipo di mentalità viene data per scontata, perché rientra nell’ordine naturale delle cose. 

Tutto ciò che rientra nella Natura ha carattere fisso e immutabile. Non può quindi essere cambiato, perché la Natura agisce in seno a degli istinti primordiali e non può essere in alcun modo trasformata. 

Seppur fin dalla nascita veniamo educatu e istruitu e quindi apprendiamo una certa cultura, affidiamo alla Natura la ragione del nostro agire. Invece, è la Cultura che ci muove: a seconda di dove nasciamo (regione geografica e classe sociale, per esempio) veniamo istruitu a comportarci in un certo modo piuttosto che in un altro. Veniamo istruitu a performare un genere in base al nostro sesso biologico.

Consideriamo la persona “ben educata” colei che si sa comportare in società. Perché è questo che siamo: animali sociali che, nell’intenzione di interagire con l’altru, imparano gesti e formule lessicali per venire accoltu dalla società stessa. Quindi, una persona rispettabile è ancora l’uomo breadwinner oppure la donna moglie-madre. All’uomo sono affidati il possesso e la protezione della casa e dei suoi componenti. Alla donna è affidata la cura delle persone e delle cose all’interno dello spazio domestico. Seppur la società si sia trasformata, questi due modelli proposti sono indiscutibilmente (quasi) inattaccabili. Perché vengono associati alla Natura intrinseca dell’essere umano.

Una buona parte della nostra educazione è basata sul “non dire”: tacere, omettere, non far intendere. È per questo che tutto ciò che esce da questa norma (inn-)naturale è considerata condannabile da un certo tipo di mentalità.

Tu puoi essere quello che vuoi, ma non c’è bisogno di dirlo.”, questa è la frase che più viene pronunciata in simili contesti. E la giustificazione è: “Perché è scortese, fa brutto. Perché la gente non potrebbe comprendere, perché non c’è bisogno che si dica: si sa che è così.

Si sa, ma si fa finta di non sapere.

E in una società sorda, che ha ancora come modello innaturale quello del binarismo di genere basato sull’uomo-Adamo e la donna-Eva, si ha ancora di più bisogno di mostrare e gridare

Dire di essere gay, lesbica, bi, trans, queer, nonbinary, asexual, intersex e molto altro è considerato un gesto politico. E tutto ciò che è politico viene mal visto, in vista di un ordine naturale delle cose.

Ma quanta politica può esserci nella retorica dell’ordine naturale delle cose già date e mai trasformabili? Dell’ordine pre-costituito incapace di essere sovvertito?

In parole forse più semplici: se io non dico di essere gay, lesbica, bi, trans, queer, nonbinary, asexual, intersex e molto altro, non esisterò mai nell’immaginario collettivo delle persone. Si verrà riassorbitu di nuovo in quella norma che ci vuole cisgender, etero e “naturali”.

Allora, sì, c’è bisogno di dirlo.

C’è bisogno anche di urlarlo a volte.

Basta che si dica.

Basta che si esista.



Condividi questa Contronarrazione!


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *