La ragazza con la Leica

by / Giugno 20, 2020



Scrivo questo pezzo mentre dal mio pc escono le note di una canzone precisa, Taro, del gruppo indie Alt-j.

Quando nel 2012 ho ascoltato per la prima volta questo brano, ricordo di avere seguito distrattamente il testo e di essermi subito appassionata alla storia narrata. All’epoca mi interessavo già di fotografia, eppure, della protagonista di questo brano non avevo mai letto nulla.

Paradossalmente, invece, conoscevo molto di più il suo compagno, Robert Capa.

Una delle rare foto di Gerda Taro.

Gerda Taro è stata molto più di una fotografa. Prima di tutto, è stata una donna impegnata – socialmente e politicamente – e una combattente. Nonostante ciò per molto tempo si è saputo poco della sua breve vita.

Il suo vero nome era Gerta Pohorylle, figlia di una famiglia borghese di ebrei polacchi. Giunge a Parigi nei primi anni ’30, fuggendo dalla Germania dopo l’arresto e un periodo di prigionia a causa della sua militanza nel Partito Comunista tedesco.

Proprio su questo periodo della sua esistenza è incentrato i volume di Helena Janeczek – La ragazza con la Leicavincitore del premio Strega nel 2018. Si colloca a metà strada tra la biografia e il romanzo, dove ai riferimenti storici, molto precisi, si intreccia il racconto degli avvenimenti dal punto di vista di tre personaggi che incontrano la protagonista negli anni che ella trascorre a Parigi.

Si tratta di Ruth Cerf, con cui Gerta diventerà presto amica e coinquilina, Willy Chardack, amico segretamente innamorato di lei e Georg Kuritzkes, il suo primo compagno. Complice una telefonata, i tre cominciano a ripercorrere le vicende accadute in quegli anni.

Gerta viene descritta come una ragazza colta, intelligente, intraprendente e impegnata politicamente. In un passaggio in cui Ruth ricorda come divennero amiche, si domanda se “priva di pregiudizi” equivalga a “spregiudicata”, perché è così che avrebbe descritto l’amica.

Nel periodo in cui Gerta inizia a lavorare come dattilografa e stenografa nella capitale francese, incontra Endre Friedmann, un fotografo che oggi definiremmo “freelance”, sfuggito anch’egli al regime nazista e in difficoltà a trovare lavoro.

Tra i due nasce un profondo rapporto che diventa presto molto di più di un legame affettivo. Si instaura infatti un vero e proprio sodalizio professionale. Grazie ad un’intuizione, Gerta inventa un personaggio di nome “Robert Capa”, fotografo americano giunto in Europa per testimoniare gli scontri politici in quegli anni, e suggerisce al compagno di passare entrambi come suoi assistenti. In poco tempo Endre le insegna a scattare, Gerta cambia il suo nome in Gerda Taro e i due iniziano a lavorare insieme; la loro prospettiva – anche artistica – sarà così allineata da risultare difficile distinguere gli scatti di Taro da quelli di Capa.

Al di là della relazione affettiva tra i due, il volume di Janeczek ha il pregio di focalizzarsi sulle vicende personali della fotografa riconoscendole l’onore di essere stata la prima fotoreporter di guerra e, purtroppo, la prima fotografa caduta in battaglia.

Nel ’37, pochi giorni prima del suo ventisettesimo compleanno, Taro si trova a Brunete, per testimoniare con un reportage la guerra civile spagnola. Durante uno spostamento, il mezzo su cui viaggia viene speronato da un carro armato: Taro cade sotto i cingoli. Per tre giorni cercano di salvarla, mentre le sue uniche richieste sono di mettere al sicuro i rullini.

Il giorno del suo compleanno, Parigi accoglie il feretro di Taro tra bandiere rosse e il cordoglio dei miliziani.

Per molti anni, la sua vicenda umana e personale verrà dimenticata, i suoi scatti attribuiti impropriamente a Capa, la cui identità, in seguito alla morte della reporter, verrà fatta coincidere totalmente con quella di Friedmann.

Ci è voluto molto ma oggi possiamo riconoscere a Gerda Taro il suo valore, non solo artistico ma soprattutto umano. Quello di una donna controcorrente che ha infranto i modelli sociali di quegli anni, che ha scelto di combattere e di testimoniare le ingiustizie della guerra pagando la sua libertà al prezzo più alto.



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