Intersessualità: quattro chiacchiere con Intersexioni

by / Febbraio 23, 2020



Come ben sappiamo, l’intersessualità è ancora un fortissimo tabù. Se ne parla pochissimo e spesso in modo inappropriato, alimentando discriminazioni e violenze verso le persone intersessuali.

Considerando quindi l’importanza della tematica e la sua poca visibilità, ci sembra significativo andare ancora più a fondo e confrontarci con alcuni di coloro che cercano di includere e diffondere questo argomento a livello nazionale. Ci riferiamo al Collettivo Intersexioni.

Abbiamo fatto una chiacchierata con la sociologa e dottora di ricerca Michela Balocchi, che ha contribuito alla fondazione del collettivo, e con Francesca Testi, filosofa e attivista di Intersexioni.

BLOG Intersexioni

Da sx a dx: la Dott. Michela Balocchi, co-fondatrice del collettivo; la bandiera dell’orgoglio intersessuale; il simbolo del collettivo “Intersexioni”.

​Com’è nata l’idea di fondare intersexioni?

M.: Intersexioni nasce nel 2013 con l’intenzione di portare avanti un progetto ambizioso che riteniamo tuttoggi necessario: l’analisi delle cause delle discriminazioni basate su caratteristiche ascrittive nelle interconnessioni tra sé e in quelle con i fattori economici, sociali e culturali; l’impegno all’elaborazione teorica unito al desiderio di incidere concretamente sulla realtà per contribuire a cambiarla, migliorandola; la contaminazione tra teoria e pratica, tra accademia e militanza, tra attivismo e ricerca.
Tra i nostri obiettivi vi è quello di diffondere una cultura del rispetto e dell’accoglienza dell’altr* da sé, evidenziando e scardinando l’ideologia del dominio e dell’oppressione che accomuna le varie forme di discriminazione. Oltre a fare formazione, comunicazione, ricerca e supporto tra pari, forniamo informazioni e prima accoglienza alle persone con variazioni nelle caratteristiche di sesso (VCS) o intersex, in vista del superamento dell’approccio patologizzante e medicalizzante ancora dominante in Italia.
Tra l’unione dei concetti di internazionalità, interconnessione e intersex/intersesso/intersessualità nasce il nome interseXioni.

Quali benefici apporta una visione intersezionale alla tematica dell’intersessualità?

F.: Cerco di rispondere a questa domanda con una metafora un po’ fantasiosa, ma calzante. Immaginiamo di avere davanti una grande scultura, anzi, un gruppo scultoreo, come il meraviglioso Laocoonte conservato ai Musei Vaticani. Ce lo abbiamo presente? Ecco, immaginiamo di dover descrivere quest’opera d’arte così complessa e ricca di dettagli potendola guardare solo da una certa distanza, e da un preciso punto di osservazione. Possibile? Certo! Ci troveremmo a poterne cogliere numerosi aspetti, magari fondamentali, e ci sforzeremmo di fare del nostro meglio aguzzando la vista al fine di notare quanto più possibile dalla nostra prospettiva. Ma chiediamoci: potremmo mai avere un’idea globale dell’opera? Difficile, se non impossibile.

La scelta di offrire una visione intersezionale su un tema come quello dell’intersessualità non mira a concludere in maniera definitiva tutte le possibili questioni a esso connesse, ma parte dalla consapevolezza che qualsiasi punto di vista è parziale, e che solo nell’intersecarsi delle singole tracce è possibile riconoscere i limiti del proprio sguardo, e arricchirlo con quanto coglie lo sguardo altrui.

Ultimo, ma non meno importante, una prospettiva intersezionale ci permette di sollevarci dai particolarismi imparando a partire dalle nostre individualità, posando uno sguardo più attento su quanto ci accade intorno e “restituendoci” al mondo come persone più consapevoli.

Per quali motivi secondo voi è ancora così difficile far emergere questo tema?

F.: L’intersessualità è una questione complessa che coinvolge non solo gli aspetti biologici, ma va a minare quelle certezze culturali sulle quali le nostre identità sono spesso state edificate. Occorre un grande coraggio per decostruire queste fondamenta, e il senso di vertigine che accompagna imprese di questo tipo è non solo comprensibile, ma legittimo.

Quel che non si conosce spesso spaventa, lo vediamo continuamente. Abbiamo paura dello straniero, del diverso, dell’altro nel senso più ampio del termine, e l’intersessualità è anche una forma di alterità. Nonostante ciò, crediamo che qualsiasi paura possa essere affrontata e vinta con la conoscenza, attraverso la condivisione dei nostri reciproci punti di vista e con la volontà di trovare punti di incontro e di arricchimento. Insomma, nessuna distanza è incolmabile.

​Quale sostegno (psicologico, medico, di reperimento di informazioni) viene fornito, in generale, ai genitori che devono affrontare un momento così delicato? Intersexioni fornisce tale sostegno?

M.: Una delle indicazioni scaturite dall’International Consensus Conference on Intersex del 2005 è stata proprio la richiesta di un approccio interdisciplinare all’intersessualità, insieme ad un supporto psicologico per quei genitori e persone con VCS che ne facessero richiesta. Tale indicazione però è rimasta e rimane per lo più inevasa per svariati motivi, tra cui le scarse risorse economiche ed umane all’interno del sistema sanitario.

Per quanto riguarda quello che possiamo fare come Intersexioni, noi siamo un collettivo, non un’associazione, quindi non abbiamo la possibilità di fornire servizi alla persona: cerchiamo però di creare ponti e mettere le persone in rete tra loro, indicando anche a chi rivolgersi a seconda dei bisogni.

Per questo scopo abbiamo creato un punto di primo ascolto e accoglienza fin dal dicembre del 2009, che continuiamo a portare avanti come gruppo sia attraverso i canali social che usiamo (Facebook, Twitter, Instagram, Youtube), sia con incontri dal vivo.

Come vive oggi una persona intersessuale?

F.: Sembra ovvio, ma è bene ribadirlo: una persona intersex è prima di tutto una persona. Garantire il diritto alla visibilità per le persone intersesso significa permettere loro di prendere voce pubblicamente, di emergere oltre il mero dato biologico affinché possano essere le persone che sono, o che vogliono essere.

​Oggi una persona intersex rischia di dover vivere la propria vita fingendo di essere chi non è, e ciò è profondamente ingiusto poiché mina quel bisogno umano che è l’essere riconosciut* per ciò che si è, o si sente di essere. Anche se quest* qualcun* altr* crede, o ha creduto, di agire facendo del bene.

Alessia Dulbecco

Per maggiori informazioni:
www.intersexioni.it
www.intersexesiste.com
www.intersexionsproject.eu/pubblicazioni-2/
www.aisia.org
interactadvocates.org/​​​​



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