Come legge una persona disprassica?

by / Febbraio 5, 2020



​Convivere con un Disturbo della Coordinazione Motoria non è una passeggiata.

Una persona con Disprassia si sveglia la mattina già stanca, perché sono tantissimi gli ostacoli che si incontrano dentro casa prima ancora di uscire fuori: muoversi all’interno dello spazio, eseguire la sequenza corretta per prepararsi la colazione, lavarsi i denti, vestirsi.

​Infilare bottoni, calze, giacche, allacciare le scarpe, ricordarsi l’ombrello, stimare l’esatto quantitativo di tempo per arrivare in tempo a destinazione.
Inizi la tua giornata lavorativa con le energie già prosciugate e ti senti dire “Già stanc*? Ma sono solo le otto di mattina!!!”.
Convivere con la disprassia è proprio questo: una battaglia che inizia con il suono della sveglia e termina quando si va a dormire. Ogni giorno, tutti i giorni. Per tutta la vita.


​Sono tanti i gesti quotidiani che diamo per scontati nella nostra vita quotidiana, che per una persona con neurodiversità e/o disabilità rappresentano una sfida titanica.

Versare l’acqua, salire le scale, camminare, leggere la pagina di un libro.

Esatto, anche Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban può diventare una barriera architettonica.


​Una persona con neurodiversità, come la disprassia o la dislessia, deve tentare con grande difficoltà (e spesso senza successo) di adattare fin dalla più tenera età la sua percezione ai libri, altrimenti la lettura sarebbe un’azione impossibile.

Questo perché lo sviluppo atipico del cervello comporta una percezione diversa: le persone con neurodiversità sentono in maniera completamente diversa da chi non lo è.

Ho scoperto di essere disprassica a 27 anni e dopo aver sondato in lungo e in largo questo disturbo ho capito con 20 anni di ritardo, che la mia bibliofilia si è basata fin da subito su un disturbo della lettura: quando leggo ad alta voce, il mio cervello è talmente tanto affaticato dal compiere tante (troppe) azioni insieme che non riesce ad afferrare il significato di ciò che ho appena letto.

Anche l’impaginazione è importante: quando mi capita di scrivere un testo al computer devo fare un “doppio lavoro”, prima formatto ciò che ho scritto secondo la percezione dei miei occhi, poi la sistemo in modo tale che possa essere letta da tutti gli altri.

Un giorno mi sono chiesta “Chissà come reagirebbero le persone se tutti i libri fossero impaginati secondo la percezione di noi disprassici?”

Così da quella domanda è nato un libro: “La Favola del Sole e della Luna”, un adattamento di un’antica fiaba kenyota impreziosita dai disegni fatti della persona che condivide la disprassia insieme a me, ogni giorno, Fausto, il mio compagno.

All’apparenza questo volume può sembrare un libro illustrato come tanti altri ma non è così: ha un’impaginazione tutta particolare, su misura di Disprassic*.

Mi piaceva l’idea che il lettore potesse provare nell’arco di una storia della buonanotte quello che i neurodiversi provano per tutta la vita.

È quanto mai importante riflettere sulla vastità delle percezioni umane e dell’importanza di avere strumenti quanto mai diversificati per non rendere queste condizioni neurologiche delle disabilità.

Continuiamo a leggere, in attesa del momento in cui non esisteranno più “libri adatti a….” ma solo libri adatti a tutti, senza ostacoli grafici alla conoscenza.


​Sei curios* di vedere come un neurodiverso? Lo stai già facendo leggendo questo articolo.
​Sara Silvera Darnich


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